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lunedì 5 marzo 2018

NUOVE CATEGORIE "TRAIL" SECONDO ITRA






L’International Trail Running Association (ITRA), nata nel 2013 per dare una voce unitaria alle parti coinvolte nel trail running e per promuovere in generale il movimento e la disciplina in sé, ha fatto in questi anni alcune cose mirate che hanno determinato dei cambiamenti, anche importanti.

Come per esempio l'introduzione dei famosi "punti" di cui tutti parlano, molti si lamentano e che però hanno costituito una vera e propria rivoluzione e sono a tutt'oggi l'unico strumento obiettivo per misurare la performance degli atleti.
È di oggi la notizia pubblicata proprio da ITRA che, in base ai dati acquisiti dal 2014 ad oggi, con un data-base di circa un milione di atleti e più di diecimila corse, saranno ridefinite le categorie "Trail", che non permettevano una classificazione coerente alla disciplina.
Ecco di seguito quanto apprendiamo proprio dalla news ufficiale.
Oggi la classificazione è basata sulla distanza e non consente una classificazione corrispondente allo sforzo richiesto ai corridori nei diversi trail.
Ad esempio, due gare della stessa distanza possono richiedere uno sforzo estremamente diverso a seconda delle loro altitudinidisliveli e terreno e quindi potrebbero essere oggi nella stessa categoria mentre i tempi di gara potrebbero essere completamente diversi. 
Allo stesso modo, due gare con tempi di gara identici potrebbero essere classificate in due diverse categorie semplicemente perché si tratta di due diverse distanze.
Con il nuovo metodo di calcolo le gare saranno classificate utilizzando il metodo "km – sforzo”, ai km viene aggiunto il dislivello in metri diviso per cento. A titolo esemplificativo: una corsa di 40 km e 2500 m+ varrà 65 punti.
La nuova classificazione prevede 7 categorie di Trail (dalla XXS alla XXL) tutte associate a i nuovi punti ITRA come nella tabella seguente:

Tempo vincitore*
Categoria
Punti ITRA
Km - sforzo   nuovi limiti
Km - sforzo           limiti correnti
1h00'
XXS
0
0-24
0-24
1h30'-2h30'
XS
1
25-44
25-39
2h30'-5h00'
S
2
45-74
40-64
5h00'-8h00'
M
3
75-114
65-89
8h00'-12h00'
L
4
115-154
90-139
12h00'-17h00'
XL
5
155-209
140-189
>17h00'
XXL
6
>=210
>=190
* quando il vincitore è di livello internazionale (minimo 830 punti ITRA)

nuovi punti si applicheranno a tutte le corse dell’anno 2019
L’indice di performance calcolato con le nuove categorie sarà effettivo a partire dal mese di marzo 2018.

A dire il vero non ci pare tutto chiaro. Per esempio pensavamo che nel "vecchio" calcolo fosse comunque parametrato il dislivello e così parrebbe di capire anche dalla tabella pubblicata. Ma la comunicazione dice il contrario.
E allora aspettiamo i chiarimenti che ariveranno di sicuro, così come i commenti dal popolo del trail. Saranno benevoli almeno sta volta?

Al seguente link l'articolo-news pubblicato sul portale ITRA: http://www.i-tra.org/?id=193



Fonte: Spirito Trail




giovedì 19 ottobre 2017

ULTRA TRAIL: QUANDO LA CORSA PUÒ DIVENTARE DANNOSA





Come prevenire gli effetti deleteri
Amo correre. Desidero precisarlo per non apparire prevenuto nei confronti della corsa. E sottolineo che amo particolarmente la corsa su strade sterrate, sentieri scoscesi e a stretto contatto con la natura incontaminata. Adoro quella sensazione di libertà, quasi di onnipotenza, che la corsa in ambiente selvaggio regala generosamente passo dopo passo, respiro dopo respiro, avanzando, sovente con piacevole fatica. Emozioni che ne’ la pista d’atletica, ne’ il monotono tapis roulant riescono a donare. La corsa, e’ noto, praticata regolarmente, non solo migliora i parametri cardiovascolari abbassando la pressione a chi è iperteso e la frequenza cardiaca a chi e’ tachicardico, ma ottimizza i dati respiratori tra i quali la capacità polmonare. Ha effetti benefici sulle dislipidemie e in particolare sul rapporto trigliceridi/ HDL che nella norma dovrebbe essere inferiore o uguale a 1 e nella perfezione prossimo a 0,5.

Abbassa l’infiammazione cronica silente e la glicazione, due tra i più temibili fattori di invecchiamento precoce e deleterio. La corsa, inoltre, e’ in grado di liberare sostanze endorfiniche, i cosiddetti endocannabinoidi, a potente valenza anti depressiva e anti stress con  miglioramento dell’autostima e della forza interiore. Corsa dunque come terapia e non solo come attività sportiva. Ma la corsa può anche essere il nostro peggior nemico se si diventa suoi sudditi, schiavi della dipendenza e della necessità di correre troppo spesso e troppo a lungo. Ho corso la maratona e anche una ultra maratona ma non ho mai dimenticato che Filippide, il primo maratoneta, comunque, morì al termine dei 42 km.

Durante i miei corsi di medicina antiaging, ricordo sempre ai partecipanti che per mantenersi in salute e godere di una giovinezza prolungata, occorre allenare con costanza e determinazione tutte le componenti, ovvero forza, resistenza, elasticità, equilibrio, coordinazione e forza esplosiva oltre alla destrezza e alla agilità. Purtroppo, invece, è dato osservare la predilezione, talvolta ossessiva, verso una sola di queste. Sono sempre più frequenti forme esasperate di attività in un solo settore a discapito degli altri: giovani che si gonfiano in palestra ma incapaci di correre in velocità per pochi km o al contrario smunti ed emaciati maratoneti in evidente sarcopenia, privi di normale massa muscolare. Sia uomini sia donne. Ed è ancora più evidente nei soggetti over 45-50 anni, quando la fisiologica endocrinosenescenza peggiora lo stato.

Oggi sono di gran moda le competizioni di corsa estreme, sia per la qualità dell’ambiente, sovente ostile, sia e soprattutto  per la lunghezza e la durata. Non mi riferisco alle corse a tappe, ove è previsto un tempo di riposo e di recupero, ma a quelle gare non stop che durano giorni e giorni con variazioni di pendenza micidiali, delle quali la più conosciuta in Europa e’ certamente il Tor des Geants : 330 km con un dislivello impressionante di 24.000 mt. Certamente il richiamo di queste gare è ammaliante e per alcuni irresistibile, e confesso di averci pensato più di una volta, ma il sapere medico ha prevalso sull’ambizione sportiva. Ma quali sono gli effetti sul corpo di una prestazione così al limite o meglio oltre il limite per quasi tutti i partecipanti ad eccezione di quei pochi, geneticamente favoriti e con impeccabile preparazione psicofisica oltre che integrativa?

Analizziamoli singolarmente:
1) Elevatissimo stress ossidativo, ovvero forte disequilibrio tra produzione di radicali liberi e sistema endogeno antiossidante. Queste specie chimiche reattive danneggiano il nostro organismo a tutti i livelli, soprattutto quelli più nobili, come il DNA, la membrana citoplasmatica e il mitocondrio, motore energetico della cellula, estremamente sensibile all’ossidazione.

2) Alterazione del corretto  assetto ormonale con ipersecrezione di cortisolo da parte della zona corticale surrenalica e inversione o appiattimento della curva di produzione. Come è noto il picco fisiologico di cortisolo si manifesta al mattino mentre il nadir e’ alla sera, quando  l’epifisi inizia a secernere melatonina, suo principale antagonista insieme al GH di cui è sinergica. L’ipercortisolemia, conseguente allo stress cronico derivante da una gara così dura e così devastante, attraverso il meccanismo della neoglucogenesi muscolare, utilizza gli aminoacidi per produrre glucosio a fini energetici con la conseguente demolizione delle fibre del muscolo. Inoltre si attua il cosiddetto furto del pregnenolone, un neurosteroide basilare per la salute cerebrale. Questo ormone, determinante per la memoria, la lucidità mentale e la fluidità del pensiero e dell’eloquio, e’ il progenitore degli ormoni sessuali maschili e femminili, tra i quali  anche il DHEA  e il testosterone. Il pregnenolone, in occasione di stress prolungato come una gara così impegnativa e duratura, viene sequestrato per la produzione di cortisolo invece degli ormoni sessuali ad azione anabolica con conseguente calo degli stessi, oltre che del pregnenolone. Le atlete di sesso femminile non ancora in menopausa vanno facilmente incontro a quadri di amenorrea da squilibrio ormonale con problemi anche di infertilità.

3) Alta infiammazione sia acuta sia cronica silente, dovute al superlavoro della macchina corporea. Tutti gli indici di infiammazione, al termine di una competizione così massacrante, sono alterati: VES, proteina C reattiva, fibrinogeno, oltre alle meno conosciute citochine, tra le quali la IL 6 che ha anche azione promuovente l’ osteoporosi, attivando gli osteoclasti. Pochi, molto pochi sono gli atleti che non presentano livelli alti di infiammazione dopo una gara siffatta.

4) Degenerazione cartilaginea da usura, con diminuzione degli spessori e della normale lubrificazione. Ciò porta facilmente ad artrosi e artrite con possibili lesioni traumatiche tendinee e ligamentose. Solo pochissimi atleti, dotati geneticamente e con una rigorosissima preparazione fisica oltre ad una meticolosa supplementazione  condroprotettiva possono esserne esenti, soprattutto se in giovane età. Coloro che hanno superato i quarant’anni, e talvolta anche prima, sono i più vulnerabili perché già fisiologicamente hanno un comparto cartilagineo più debole per un’ accelerazione dei fenomeni catabolici rispetto a quelli anabolici.

5) Carenza di serotonina e melatonina dovuto alla privazione del sonno nelle gare non stop, in seguito alla rottura del normale ritmo sonno- veglia. Ricordo che la melatonina ha anche azione antiossidante e immunostimolante e la sua carenza, unitamente al rialzo del cortisolo, ad attività immunodeprimente, comporta facilità di infezioni e malattie da deficit immunitario nel periodo post gara, talvolta con sindromi autoimmuni.

Allora, alla luce di tutto ciò, gli appassionati dovranno rinunciare a competizioni così estreme? Purtroppo talvolta sì, se si è costituzionalmente vulnerabili. In altri casi ci si dovrà preparare non solo con adeguato allenamento ma con un’attenta supplementazione affidandosi ad esperti nel campo degli antiossidanti, antinfiammatori naturali, degli stimolatori endogeni ormonali, ovviamente non dopanti,  e dei condroprotettori. Il fai da te, in gare di tale genere, può essere estremamente pericoloso.


Francesco Balducci
Dott. Francesco Balducci medico esperto in medicina antiaging e potenziativa . Scuola superiore post Universitaria AGORA’ di Milano e Università La Sapienza di Roma. Personal Trainer. Nutrizionista paleo dieta Maestro di kayak fluviale FICK.





domenica 1 ottobre 2017

Corri per Monica - Save the Date!



Manifestazione a carattere ludico motorio in circuito di 7,5 km (3 giri da 2,5 km)

Mercoledì 1° Novembre 2017 ore 9:15 – Chirignago (VE)


L’A.S.D. AMATORI ATLETICA CHIRIGNAGO organizza per Mercoledì 1° Novembre 2017 la 10° edizione della “CORRI PER MONICA”, manifestazione di corsa su strada di km 2,5 / 5,0 / 7,5 a carattere ludico motorio a passo libero aperta a tutti, anche agli amici animali.


NOVITA’ 2017La corsa partirà dal parcheggio dell’Istituto Salesiani in via dei Salesiani 15,  (circa a metà percorso delle scorse edizioni). Sarà possibile utilizzare il parcheggio privato dell’Istituto e, presso la palestra saranno disponibili spogliatoi, bagni e deposito sacche custodito.


La manifestazione si corre in circuito ed ogni giro misura 2,5 km con la possibilità di scegliere se fermarsi al 1°, al 2° giro oppure completare i 3 giri.
Il primo giro si correrà dietro la “Safety Bike” ossia una bici che detterà il ritmo, e nessuno potrà superarla, pena la squalifica. La manifestazione si correrà su un percorso pianeggiante e veloce.


ISCRIZIONI:
€ 2.50 quota partecipazione che include: braccialetto personalizzato, ristoro finale e Assistenza Medica a cura della Croce Verde di Mestre. Medaglia ricordo per TUTTI i bambini. Per i nati dopo il 2007 la quota è  di € 1.50.
Le iscrizioni si accettano la mattina della gara fino alle ore 9:00.


PROGRAMMA ORARIO:
Ore   8:15 - ritrovo concorrenti c/o Istituto Salesiani in via dei Salesiani 15
Ore   9:15 - Via alla 10° CORRI PER MONICA
Ore 10:15 - inizio premiazioni


RESPONSABILITÀ:
L’rganizzazione, pur avvalendosi di tutte le garanzie al percorso, non si assume responsabilità per eventuali incidenti o danni. Ogni atleta è pregato di provvedere per sé stesso. Si declina ogni responsabilità civile e penale per episodi non prevedibili. I partecipanti sono tenuti a rispettare l’art. 190 del Codice della Strada.


RECLAMI:
Visto il carattere ludico motorio della manifestazione NON verranno accettati reclami.


INFO:

Michele Nodari: 348 8400574 – mnodari@tiscali.it        |        Nadio Santello: 320 1763130





mercoledì 21 giugno 2017

SCEGLIERE LA PROPRIA GARA IDEALE SENZA ESSER VITTIMA DELL'”EFFETTO CAPRA”: IL CASO DXT, LUT E FU-DSR



DA LEGGERE FINO IN FONDO, INTERESSANTE E CONDIVISO IN PIENO

Tolte le pochissime gare più o meno ufficiali che esistono dagli anni settanta, il grosso boom del Trail Running c’è stato tra il 2006 ed il 2013.
Sì, c’è stato, perché ora le cose sono cambiate, perché ora la domanda è già in fase di contrazione. Non è più vero che il “trail va di moda”,  come non è vero che qualsiasi buzzurro può chiedere 1 euro al chilometro per far correre la gente sui sentieri senza dar nessun servizio reale. La musica è cambiata. Per fortuna, aggiungo.
Se tra il 2010 ed il 2014 c’è stato un boom di gare ed un moltiplicarsi di iniziative, più o meno di valore, dal 2015 abbiamo iniziato a vedere le prime sparizioni significative di gare dal calendario, ma cosa più significativa, stiamo apprezzando un fenomeno di decrescita delle iscrizioni in molte manifestazioni, associato ad un aumento della domanda per quelle più rinomate, amate e seguite. E’ in atto un processo di selezione e scrematura dell’offerta delle gare, processo innescato da due catalizzatori: il sovraffollamento dei calendari delle competizioni e dal fatto che il trail runner non si accontenta più di pagare 1 euro al km per un pettorale di carta ed un calcio nel sedere sulla start line.
Se da un lato un’offerta più selezionata da un consumatore più viziato è una buona cosa perché si alza il livello qualitativo, dall’altro molti percorsi di bellezza unica (vedi la Terra Acqua Cielo e la Dolomiti Sky Run) sono andati persi, e questo non fa piacere a nessuno.
Questa breve introduzione non rappresenta però in modo completo lo scenario del mondo del trail, manca il così detto “fattore capra”, e come tutti i moltiplicatori nascosti, il “fattore capra” è in realtà uno degli elementi che determinano in modo più significativo l’equazione.

Ma cos’è il “fattore capra”? E’ molto semplice spiegarlo.
Nel mercato dell’elettronica, prendiamo come esempio gli smartphone, vediamo un consumatore sempre più esperto ed una generazione di prodotto apre le strade alla successiva, creando interlocutori sempre più competenti, nel trail running avviene esattamente il contrario. Pensate ad un vecchio Nokia 3310 e all’ultimo modello di iPhone: se mettessimo in mano un iPhone ad un utente Nokia fine anni 90, probabilmente non riuscirebbe nemmeno a fare una telefonata. Il consumatore si è quindi evoluto ed aggiornato con l’evolversi e l’aggiornarsi del prodotto.

Il fattore capra rappresenta invece il processo inverso, ovvero il fatto che nel trail e mountain running era il vecchio consumatore, quello più esperto ed evoluto, mentre il nuovo consumatore è sempre meno esperto e competente in materia. Detto in parole povere: 15 anni fa in montagna ci correvano i montanari, o chi conosceva le regole e le dinamiche della montagna, oggi ci corrono anche gli atleti che fino a ieri stavano in pista o su asfalto.
Qui si potrebbe aprire un dibattito infinito sullo spirito trail e sulla sicurezza. Lasciamo perdere e torniamo al “fattore capra” come elemento determinante del successo o insuccesso di una gara.
Questa breve introduzione non rappresenta però in modo completo lo scenario del mondo del trail, manca il così detto “fattore capra”, e come tutti i moltiplicatori nascosti, il “fattore capra” è in realtà uno degli elementi che determinano in modo più significativo l’equazione.


Ecco come agisce: il mountain runner con esperienza almeno decennale si stufa sempre più delle gare e del circo che le circonda, cercando nuove esperienze, più lunghe con format diversi e in luoghi poco noti, abbandonando “i grandi classici” come la LUT, Ultrabericus o UTMB. E’ insofferente verso la nuova generazione di trail runner e nella maggior parte dei casi smette di gareggiare e torna a fare quello che faceva prima del boom del trail: ad andare in montagna e viaggiare per conto suo o con gli amici. Il nuovo runner, privo di tecnica e di esperienza ma pregno del “fattore capra” cerca le gare più rinomate e pretende percorsi sempre più corribili ed un trattamento sempre più vicino alla strada che alla montagna ed allo spirito di questo sport.  Quindi che il “fattore capra” genera una domanda che predilige gare che rappresentano uno status come LUT e UTMB ed hanno caratteristiche poco montane, penalizzando inevitabilmente le gare più autentiche, pure e vicine allo spirito della montagna.


Chi sopravviverà? Quali gare continueranno ad avere successo?  Le grandi classiche, ovviamente, alimentate dalle “capre” e da chi segue le masse (ben inteso, le ho fatte pure io e siamo tutti un po’ “capra”) e quelle gare che sapranno coniugare in modo efficiente lo spirito della montagna con le esigenze generate dal “fattore capra”. Fermo restando che molte classiche sono belle gare che ha senso fare,  almeno una volta.
Prendiamo ora tre gare sulle Dolomiti, la Dolomiti Sky Run, la Dolomiti Extreme Trail e la Lavaredo Ultra Trail. Cosa hanno in comune queste tre gare? La parola DOLOMITI, nulla più
Ve le descrivo in due parole:
LUT, Lavaredo Ultra Trail: Un percorso dove il runner medio passa nei punti che ha senso vedere in piena notte, poco tecnica, corribile al 100%, ottima organizzazione, prezzo alto, gara status symbol. La gente partecipa per dire: “ho fatto la LUT”. E’ arrivata tra le prime nel mondo delle ultra in italia e ha unito due parole magiche: CORTINA + TRE CIME DI LAVAREDO. La gente compra quello ma le Tre Cime si passano con il buio e di Cortina si respira giusto il traffico. E American Express ringrazia.
DSR, Dolomiti Sky Run: Un’idea bellissima, l’Altavia 1 delle Dolomiti. Un percorso veloce e semplice nella prima parte e durante la notte, più selvaggio e di bellezza unica nella seconda parte. Più impegnativa della LUT ma con un’organizzazione che nel corso degli anni ha completamente ignorato il feedback di chi ha partecipato, commettendo ogni anno gli stessi errori. Tragico epilogo nel 2017: chiusura della gara per mancanza di iscritti.


DXT, Dolomiti Extreme Trail: Unica gara che potrebbe affiancarsi alla Südtirol Ultra Skyrace. Il primo anno un tasso di ritiri altissimo, del 30% il secondo anno, un percorso molto tecnico ed impegnativo con viste sui classici dolomitici (Pelmo e Civetta) ma anche attraversando zone selvagge e tutte da scoprire, che però richiedono più impegno e tecnica, come la “Calada”. La particolarità della DXT è che accanto ad un percorso molto tecnico, per chi ama il genere, c’è un’organizzazione molto attenta al runner ed una presenza con una capillarità quasi imbarazzante su tutto il percorso sia di giorno che di notte. Forse è la prima gara che riassume le maggiori esigenze date da una minore esperienza del nuovo mountain runner, con un percorso tecnico e delle condizioni che possono piacere alla “vecchia scuola”. La considero quello che dovrebbe essere il futuro delle Ultra montane.

Ma vediamo ora come il “fattore capra” ha determinato un effetto su queste tre gare:

DSR: estinta per mancato raggiungimento del numero minim
LUT: aumentato il numero di partecipanti per l’effetto “status” ed il richiamo del binomio Tre Cime + Cortina.
DXT: leggera contrazione nel numero di partecipanti ma aumento oltre del 20% del numero di finisher.

Queste figure, a mio avviso, mostrano come da un lato molta gente continua ad iscriversi alle gare solo per una questione di “appartenenza” ma dall’altro si sta creando un’offerta parallela al mainstream che predilige la qualità del servizio e l’autenticità, come nel caso della DXT. Quello che manca ancora alla DXT è una maggiore morbidezza dei cancelli, in quanto i tempi sia sulla 53 che sulla 103, obbligano ad un ritmo abbastanza serrato anche i meno veloci. Sembra che nel 2018 verranno ulteriormente estesi.

Ecco quindi qualche consiglio, sia per le “capre” che per le “non-capre” su quale gara scegliere:

LUT: poco tecnica, adatta a chi vuole correre forte. Ma attenzione, non sperate di fare bella figura, perché la competizione è altissima e a questa corsa sono presenti gli atleti più veloci ed accaniti. Vi troverete accanto ai numeri uno, quindi se siete abituati a vincere le garette di paese, qui aspettatevi grandi bastonate. Lo spirito con cui affrontarla è quello di godersi una corsa lunga, dove in molti punti è possibile tenere un passo costante senza però affrontare dislivelli o terreni troppo impegnativi. La considererei una “entry level” della corsa in montagna su lunghe distanze. Perfetta come prima 120 km in montagna. Non affrontatela credendo che dopo la LUT sarete mountain runner navigati, anzi, siate consapevoli che avete fatto si una lunga distanza e un buon dislivello, ma su un terreno di gran lunga più accomodante rispetto alla maggior parte delle gare alpine di pari dislivello e lunghezza. Hai fatto la LUT? Bravo. Ora puoi iniziare a correre in montagna!




DXT: non ha nulla a che vedere con la LUT. Un percorso più lento e semplice nella prima parte, dove si concentra il dislivello, più tecnico ma con tratti veloci nella seconda parte. Non fate il madornale errore di pensare alla DXT se non avete trovato posto alla LUT. Sono due universi paralleli, che mai si incontreranno o scontreranno,  affrontando la DXT si sceglie un percorso dove non sempre è possibile correre e dove ci sono alcuni passaggi che richiedono attenzione. 

Non sono adatti a chi è alle prime armi. E’ un’esperienza Dolomitica completa, che unisce due anime dei queste montagne: quella più nota e turistica con quella più selvaggia e meno esplorata. Si affronta ogni sorta di terreno ed ogni tipologia di sentiero o traccia. Più che definirla Dolomiti Extreme, la definirei come Estremamente Dolomiti: la perfetta sintesi Dolomitica. Se in passato una piccola nevicata del tutto normale a fine giugno sopra i 2000 ha spinto gli organizzatori della LUT a tagliare il tratto più bello e con cui vendono la gara, alla DXT il passaggio sui nevai del sentiero del Tivan, viene considerato il climax della gara, uno dei punti più belli. Ovvero la mortadella nel panino. Già questo spiega bene la visione antitetiche delle due organizzazioni. Vuoi iscriverti alla DXT? Preparati ad un viaggio, alla scoperta ed al contatto con una natura a tratti quasi incontaminata, e sebbene ci sia molta assistenza, questa gara non è adatta a te se non hai un’esperienza di base in montagna.

Non siate capre, che scegliate la LUT, la DXT o qualsiasi altra gara, fatelo studiando il percorso, capendo lo spirito che sta a monte della competizione. La consapevolezza di quello che si fa è l’unica cosa che conta.
Un “organizzatore capra”, ignorante e presuntuoso,  un giorno ha detto: “ben venga la LUT che apre la strada alle altre gare” – Mai fu detta una castronata così grande! Ogni gara ha la sua identità e le sue caratteristiche. Mettere due competizioni con chilometri e dislivelli analoghi sullo stesso piano, porta soltanto a gradi delusioni o a situazioni di pericolo. Così si ragiona su asfalto: 42.195 sono 42.195 e la maratona di NY desta interesse su tutte le maratone.

Le affinità, le similitudini ed i punti comuni tra gare ci sono, ma questi non vanno ricercati nei numeri che rappresentano distanza e dislivello, queste sono racchiuse nello spirito della gara e le condizioni del terreno e del meteo.

Essere finisher di una gara non è motivo per cui postare una foto o possedere il feticcio di una medaglia utile solo (spero) ad una maturazione mentale. Essere finisher significa aver raggiuto un traguardo: esso sia l’aver completato un viaggio o l’aver fatto un buon tempo.


Fonte: Sent1erouno








martedì 23 maggio 2017

KILIAN JORNET BURGADA HA CONQUISTATO L’EVEREST, MA NON IL RECORD AL QUALE PUNTAVA



Kilian Jornet Burgada ha conquistato l’Everest, ma non il record al quale puntava.
Il trentenne skyrunner catalano ha raggiunto la cima della montagna più alta della terra  (8.848 metri) senza l’aiuto di ossigeno e corde fisse intorno alla mezzanotte del 21 maggio (22 maggio, ora locale), in 26 ore circa.

Lo ha fatto scalando la parete nord, seguendo la via tradizionale e partendo dal campo base fissato a 5.100 metri, accanto all’antico monastero Rombuk, il 20 maggio alle 22 ora locale. L’atleta è rientrato al Campo Base Avanzato (6.500 metri), 12 ore più tardi. Il record, quindi, rimane a Marc Batard, che il 26 settembre del 1988 aveva scalato l’Everest, lungo la parete sud, senza ossigeno, in solitaria, in 22 ore e 29 minuti.


“Fino ai 7.700 metri sono stato bene e procedevo secondo i piani - ha spiegato – ma poi ho iniziato ad aver mal di stomaco, credo per un virus intestinale. Da lì in poi ho dovuto rallentare e fermarmi spesso per recuperare. Nonostante tutto, sono arrivato in cima a mezzanotte.

Anche se non è riuscito a completare l'obiettivo che si era prefissato, rimane comunque l'atleta più forte in assoluto nel mondo del Trail Running e del Mountain Running.

Grande kilian!!!!




sabato 6 maggio 2017

13 Maggio 2017 - 2° Mini Trail Forte Gazzera

Manca una settimana esatta alla seconda edizione del Mini Trail a Forte Gazzera, organizzato da A.S.D. Amatori Atletica Chirignago.
La manifestazione fa parte del circuito MiniTrail ed è dedicata ai bambini (ma anche i genitori sono i benvenuti!)
Il ritrovo è per Sabato 13 Maggio alle 15.30, la corsa partirà alle 16.00 e sarà totalmente gratuita, non serve iscriversi, non serve il certificato, serve solo tanta voglia di divertirsi.
All'arrivo (dopo 1, 2 o 3 giri da 1 km) i bambini troveranno le speciali medaglie fatte apposta per l'occasione dai ragazzi dei Ceis di Treviso, un ristorno sano e naturale in collaborazione con  Alleanza Coop e freschi yogurt offerti da Lattebusche.
Il percorso sarà segnalato e presidiato e sarà comunque presente un mezzo della Croce Verde di Mestre.
Vi aspettiamo numerosi, dai che 'ndemo!



martedì 2 maggio 2017

UELI STECK - THE SWISS MACHINE



Ho lasciato decantare un po', si dice che il tempo rimargina le ferite, ma non riesco ancora a credere che quello che reputo uno dei più Grandi Interpreti dell'alpinismo moderno non ci farà più sognare con le sue epiche imprese. Salite memorabili, completamente in libera, su vie estremamente difficili, che sembravano azzerate dalla leggerezza di una progressione continua e veloce.... si veloce!!! perchè Ueli aveva impostato il suo vivere l'alpinismo sulla velocità, aveva addirittura coniato il termine "speed climbing" per dare un nome al Suo stile di vita. Sulla Sua Montagna di casa l'Eiger aveva frantumato ogni record di ascensione, vederlo muoversi con tanta facilità su pareti, che hanno segnato la storia dell'Alpinismo, pareti che fanno gelare il sangue per la verticalità e la difficoltà dei passaggi estremi, era proprio uno spasso.
Ueli è uscito di scena durante un allenamento di acclimatazione, mentre affrontava la via di salita al Nuptse.
Credo non serva aggiungere altre parole per descrivere il vuoto che ha lasciato Ueli, meglio ricordarlo con queste immagini che non serve commentare!!!









sabato 29 aprile 2017

SABATO 13 MAGGIO 2° MINITRAIL FORTE GAZZERA

MANCANO DUE SETTIMANE ALL'APPUNTAMENTO CON IL 2° MINITRAIL FORTE GAZZERA. NON PERDETE L'OCCASIONE DI FAR DIVERTIRE I VOSTRI BAMBINI CON UNA CORSA IN NATURA NELLA SPLENDIDA CORNICE DEL FORTE DELLA GAZZERA. VI ASPETTIAMO!!!





giovedì 27 aprile 2017

MINI TRAIL

mail
Newsletter 27 Aprile 2017
Ciao Marini M,

sembra passata una vita dall'ultimo minitrail eppure non sono trascorsi nemmeno 20 giorni. Chissà perché? Forse perché siamo tutti stati contagiati da una strana forma di "miniTrail-mania"?  :-)

Se avete voglia di rivivere quei momenti, o per chi non c'era:
FOTO - Gianni Sandonà - Fotoclub Padova
FOTO - Barbara Bellucco
FOTO - Laura Failla
FOTO - Elisa Rossetto
Ma soprattutto, udite udite, eccoci pronti con un nuovo minitrail.
 

MiniTrail di Selvazzano Dentro (Pd)


picture

Nuovissimo!
Una novità assoluta nel nostro calendario, una nuova e comodissima "location", quella dei campi sportivi Ceron di Selvazzano D., per andare alla scoperta di un antico e poco valorizzato paesaggio, quello delle anse sinuose del fiume Bacchiglione!

E allora forza, sotto con le iscrizioni, ma per piacere compilate il modulo entro VENERDì sera, per darci il tempo di preparare le liste:

SCHEDA di ISCRIZIONE.

***DOMENICA 30 APRILE 2017

Selvazzano Dentro (Pd)
Presso i campi sportivi "A. Ceron" e le golene del fiume Bacchiglione
Via Euganea, 29

ore 10.00 (ritrovo 9.00)

percorso unico:
circa 3 km pianeggiante
in ambiente naturale lungo il fiume Bacchiglione
per bambini da 0 a 12 anni
e ragazzi fino ai 17 anni

iscrizione gratuita per i bambini e ragazzi, solo quota assicurativa per genitori o accompagnatori (0,50 €)


Vi aspettiamo numerosi!!!

Per chi vuole scaricare e condividere c'è anche il VOLANTINO.



 
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