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lunedì 5 marzo 2018

BROOKS CASCADIA 12 GTX



Dodicesima edizione per quello che è diventato un vero e proprio marchio di fabbrica di casa Brooks: Cascadia è da sempre sinonimo di grande comodità, ammortizzazione efficace e volumi generosi.

Tutte caratteristiche che hanno reso questo modello un vero e proprio riferimento, soprattutto per gli appassionati di lunghe distanze e i cosiddetti “mid packer”, quelli che stanno nella pancia del gruppo. Una vestibilità confortevole, dagli spazi abbondanti, con una grande attenzione ai materiali utilizzati per la tomaia e un focus sempre diretto sul comfort piuttosto che sulla prestazione, almeno fino a oggi. Con questa Cascadia 12 GTX, infatti, Brooks fa un passo nella direzione del runner veloce che cerca una scarpa in grado di comportarsi bene anche ritmi sostenuti, rinunciando a qualcosa in fatto di comodità pura.
In questo modello che abbiamo provato per voi sui sentieri innevati delle nostre Alpi, la membrana impermeabile Gore-Tex si è comportata in maniera irreprensibile, mantenendo i nostri piedi asciutti e caldi, soprattutto durante le uscite più lunghe.
La suola è molto versatile, i tasselli sono distribuiti in modo efficace e la mescola della suola si è dimostrata all’altezza in ogni occasione, brillando in particolare sul fondo boscoso uniforme e sulla neve compatta. Qualche punto in meno sul fango pesante e sulla roccia bagnata.
Il rockplate, ben visibile attraverso gli intagli nella suola, svolge egregiamente il suo compito, proteggendo il piede in modo efficace dalle asperità del terreno.
Molto interessante l’adattabilità dell’intersuola, realizzata con il materiale BioMoGo DNA: progettato espressamente per adattarsi alla forma e alle caratteristiche di appoggio del runner che le utilizza, durante le prime uscite si modella letteralmente intorno allo stile di corsa di chi le indossa.



  
Ups
La Cascadia 12 GTX in parte si discosta dalla tradizione di questo modello che, storicamente, è sempre stato sinonimo di comodità “in stile pantofola”. In questa dodicesima versione, Brooks ha dato un’impostazione decisamente più orientata alla reattività e alla performance rispetto al passato, anche a livello di calzata, notevolmente più precisa, lasciandosi indietro qualcosa di quella morbidezza tanto cara agli appassionati di questo modello. Se questo si sente innanzitutto a livello di intersuola, la tomaia Gore-Tex conferisce quel qualcosa in più anche in termini di supporto e di struttura su tutta la calzata del piede. La protezione è sempre ottima, sia per quanto riguarda gli impatti accidentali con sassi e radici, sia dal punto di vista dell’impermeabilità. Ovviamente, come capita con ogni calzatura impermeabile, questa versione della Cascadia si comporta meglio al freddo che non al caldo, meglio dunque evitare di indossarla con temperature elevate.

Downs
Infine, un paio di appunti rispetto ai potenziali assi di miglioramento di questa scarpa. La linguetta ci è sembrata eccessivamente sottile, risultando fastidiosa dopo qualche ora di utilizzo e facendoci rimpiangere quella delle versioni precedenti, decisamente più confortevole. Anche l’allacciatura è risultata difficoltosa, in alcuni casi, a causa della lunghezza ridotta dei lacci. La calzata ci è sembrata essere diventata più stretta, rispetto alle versioni precedenti, ma abbiamo apprezzato il carattere duro e votato alla fatica di questa scarpa, che non teme davvero alcun tipo di percorso alpino e che, anzi, può essere tranquillamente impiegata anche per l’escursionismo veloce.

Info tecniche:
Appoggio: Neutro
Drop 10 mm
Peso 345 grammi
Prezzo: 150 €








RECENSIONE BROOKS PURE GRIT 6






Sebbene nata sull’onda del minimalismo che si era diffuso qualche anno fa, la Brooks Pure Grit, alla sua sesta edizione, è molto lontana dal potersi ancora considerare una scarpa minimalista, seppur dotata di un differenziale tacco-punta di soli 4mm. Un evoluzione fatta di piccoli step, che l’ha portata ad essere una scarpa comoda da indossare, strutturata e protettiva, mantenendo tuttavia un profilo basso, da racer, e poi… e poi che bella!
La tomaia in questa versione è un tessuto “a maglia”,  molto bello a vedersi, e molto confortevole sul piede;  è ricoperto, per molta parte della sua superficie laterale, specialmente quella esterna, da una fitta rete di piccole “patch” di gomma termosaldate, che si espandono sfumando dal rivestimento del puntale, e contribuiscono a dare sostegno alla tomaia ed a proteggere il tessuto dall’usura e dagli agenti esterni.
Il piede ha lo spazio giusto per le dita, e siede su una comoda soletta in Biomogo;   è ospitato in una struttura a semi-calzino che lo avvolge nella zona mediale, e che costituisce un tutt’uno con la linguetta, soluzione che offre una maggiore stabilità di calzata, garantita da un tradizionale ed efficiente  sistema di allacciatura che – rispetto alle versioni precedenti – riesce a coinvolgere maggiormente anche il collarino:
una volta indossata, anche senza averla allacciata a dovere, si percepisce un ottima presa della tomaia sulla parte alta del collo del piede; poi, una volta tirati i lacci a forza, anche nella parte bassa, si sente  la scarpa ben aggrappata al piede, che si sente fasciato perfettamente, specialmente intorno alla caviglia  e nella zona mediale interna, e  senza che si formino punti di pressione della tomaia sull’osso dell’alluce o sul mignolo.
  
Il contrafforte tallonare è strutturato, con conchiglia di plastica interna molto flessibile, sostenuta esternamente da una propaggine verticale dell’intersuola;  è imbottito solo nella parte alta del collarino – ed anche qui c’è un rivestimento in tessuto molto piacevole al tatto;  la conchiglia interna non fa sentire al piede la sua presenza in maniera invadente; non lo inchioda , in stile Salomon, per intenderci.
L’intersuola è in Biomogo DNA: dicesi il DNA un composto non-Newtoniano, che cambia comportamento a seconda dell’ammontare e del tipo di pressione applicata. Il suo comportamento quindi dovrebbe risultare molto personalizzato. “Sarà vero?” viene da chiedersi.
Allora giusto raccontare l’esperienza del primo impatto.
Una volta indossate, mi sono alzato, ed ho sentito i miei piedi cadere verso l’interno. Si, proprio nella zona dove la gomma dell’intersuola si inarca e si innalza maggiormente, come a voler funzionare di sostegno all’arcata del piede. Eppure, più che essere sostenuto, mi sono sentito cadere…
Al che ho pensato che questa sia stata la risposta del composto dell’intersuola alla mia caratteristica personale (misurata anche in un esame stabilometrico) di tendere a caricare il peso sull’esterno del piede. Quindi, maggior pressione all’esterno, maggior risposta dal lato esterno! l’intersuola  ha equilibrato ciò che è storto, facendomi sentire inizialmente questo riequilibrio come una “caduta”, disequilibrio.
Col passare del tempo la sensazione di disagio è sparita, e non si è mai fatta poi sentire  durante la corsa. E, siccome non ci si accorge mai di una cosa quando questa funziona bene, penso che questa storia del DNA sia veritiera!

Durante la corsa la scarpa si fan notare – specialmente in discesa – per la grande dote di flessibilità dell’avampiede, per niente limitata dalla presenza di un rockplate molto flessibile: la scarpa copia benissimo il fondo, e risulta favorire una corsa molto agile. Non è sicuramente una scarpa ammortizzante, i soli 21mm di spessore al tallone già lo fanno intuire.. per di più, andando di appoggio di tallone, in corsa lenta e stanca, si sente una risposta molto dura in fase di atterraggio, che di sicuro non la rende confortevole a corridori sovrappeso e lenti… o lenti sulla distanza Va meglio invece durante una rullata molto veloce, o nelle discese dove poter lasciar girare le gambe.
Il grip è ottimo sui terreni secchi, friabili, anche sul fango. Attenzione invece sulle pietre bagnate, meglio passaggi veloci, appoggi di frenata risulterebbero pericolosi…
Una scarpa da utilizzarsi per andare a correre, per divertirsi, sprecata – e poco adatta – a chi prevede di camminare tanto, o di faticare.



Gianluca Gaggioli
Tester materiali tecnici




5 PUNTI SU CUI BASARE LA PROPRIA SCELTA DELLA SCARPA TRAIL





Consigliare una scarpa da trail è abbastanza difficile, ognuno di noi è diverso e tante sono le variabili relative a questo sport. Cerchiamo allora di trovare i punti essenziali di riflessione:



Tomaia: personalmente non consiglio il gore-tex in quanto, a meno di essere anche dotati di ghette impermeabili, l’acqua non entrerà “attraverso” ma da sopra con maggiori difficoltà di smaltimento. Può essere invece efficace nella corsa su neve. La tomaia per me deve essere a rapida asciugatura, non rigida da dare pressione nei punti di flessione, non costringere il piede ma rimanere ben fasciante migliorando così la mobilità propria del piede e quindi la sua capacità di rispondere e adattarsi al terreno.



Drop e altezza: un drop basso facilità una migliore meccanica di corsa, soprattutto in discesa. Sicuramente chi possiede una buona tecnica potrà essere meno discriminante su questo aspetto. L’altezza dell’intersuola personalmente la consiglio la più bassa possibile in rapporto ovviamente all’ammortizzazione ricercata a seconda del tipo di distanza, più è alta e più il rischio di distorsioni aumenta, soprattutto se è inversamente proporzionale all’impronta a terra. Nel mio lavoro ho avuto spesso a che fare con runner con problemi a caviglie e ginocchia causati da questi eccessi, cambiata la tipologia di scarpa, risolto velocemente il problema.



Ammortizzazione: tasto dolente che viaggia di pari passo con il punto precedente, in quanto ormai si va sempre più ad estremizzare il parametro, fino a qualche anno fa le massimaliste (tipo hoka per intenderci) erano nei piedi di chi correva dalle 100 miglia in su, ormai c’è chi corre così equipaggiato anche le dieci chilometri, con fattori di instabilità aumentati come spiegato sopra! Esistono tanti modelli ammortizzati e piacevolmente filtranti anche per le lunghissime distanze e pesi massimi senza per forza salire sui trampoli. La differenza del percorso permette tanti distinguo, in un percorso tecnico e corto meglio una scarpa più “secca”, reattiva e precisa, in un endurance trail meglio più morbida, comoda e confortevole in toto.



Grip e mescola: questi fattori dipendono tanto dalle superfici e condizioni climatiche del tracciato, in condizioni di fango e terreno molle meglio una tassellatura aggressiva ma che permetta lo scarico del fango, in caso contrario ci si ritroverà a portare a spasso una “zeppa melmosa”. Su superfici secche e asciutte invece meglio un battistrada più minimalista, maggiormente efficace e confortevole. Negli ultimi anni i vari marchi con le rispettive mescole hanno fatto passi da gigante migliorando il grip medio, ma una buona mescola funziona a dovere se abbinata a un disegno corretto e non in tutti i casi succede. Purtroppo sono caratteristiche difficili da valutare se non provando i prodotti, magari a test organizzati da marchi e negozi.



Costo: non per forza la scarpa più costosa è la migliore e soprattutto non per forza lo è per chiunque di noi. Ci sono meccaniche di marketing e sponsorizzazioni che fanno lievitare i prezzi anche non di pari passo con la qualità e la ricerca tecnica e di materiali! Oltre al fatto che non sarà la scarpa che calzano i top runner a farci correre più forte, anzi potrebbe non essere per nulla la nostra e causarci più di un problema fisico.


In conclusione consiglio sempre di “perderci” tutto il tempo necessario al momento dell’acquisto, ragionare in base al percorso/terreno/chilometraggio in cui le userete e di non basarsi solo su consigli di venditori o amici, loro possono, se competenti, indirizzarvi, ma i piedi sono i vostri e spesso non siamo nemmeno uguali tra destro e sinistro, figuriamoci tra persona e persona! Provare modelli diversi permette di avere sensazioni e risposte diverse, quindi se non potete partecipare a delle giornate test almeno correte in giro per il negozio, salite e scendete le scale, saltate!

Marco Goglino

fisioterapista, personal trainer, runner, scialpinista






lunedì 29 gennaio 2018

SCARPA ATOM S EVO OD



Quando la prima neve comincia a posarsi sulle montagne, torna immediatamente in auge il tema della scarpa invernale: ha senso spendere un po’ dei nostri sudatissimi risparmi per una scarpa da neve, che con ogni probabilità useremo per due, forse tre mesi l’anno?


La mia risposta è sempre stata un sì deciso, sia perché amo correre in montagna quando c’è la neve sia perché, da buon appassionato di materiali tecnici, ho sempre trovato una buona mossa utilizzare una scarpa specificamente progettata per resistere alla neve, al freddo e all’umidità in manierà più decisa delle scarpe estive. Per lo stesso motivo per cui non correrei mai un trail in pieno agosto con degli scarponcini in Gore-Tex, non ho mai trovato confortevole starmene ore a zonzo sui sentieri in neve fresca con una scarpa leggera. Questo per dire che utilizzo scarpe da winter running da molti anni ormai, posso quasi dire di averle viste nascere, ma quando ho provato per la prima volta la Atom S di SCARPA la sorpresa è stata notevole: mai visto niente del genere, prima. Una sensazione di corsa leggera, veloce e scattante che ricordava quella dei modelli da 260 grammi della stagione estiva, con quella ghetta integrata a forma di calzare che avvolge la caviglia proteggendola dalla neve lasciando però molta più libertà di respirare rispetto ai modelli con ghetta esterna aggiuntiva. La Atom S EVO OD alza l’asticella della qualità ancora un po’ più in alto, con una struttura rinnovata e molto più solida, con una protezione migliorata e un’allacciatura nettamente più precisa e confortevole della sua sorella maggiore. Vediamo insieme i dettagli di questa scarpa.



Suola
Uno delle grandi novità della Atom S EVO OD. SCARPA abbandona infatti la suola della vecchia Atom in favore di quella della Spin, e noi non possiamo che rallegrarcene! Una suola praticamente perfetta: Vibram Megagrip, stessa struttura della Spin, con una tassellatura aggressiva in grado di mordere qualunque sentiero che però non tradisce le aspettative sui tratti più delicati. I tasselli multidirezionali hanno una dimensione ben equilibrata, abbastanza piccoli da scaricare bene il fango e la neve ma grandi a sufficienza non dare la sensazione di correre sugli spilli quando il terreno di fa compatto. Della suola della Spin abbiamo già parlato in diverse occasioni e ci piace ribadire quanto ci sia piaciuto portarla in lungo e in largo sui sentieri per tutta la stagione 2017, per cui è stata una bella sorpresa ritrovarla anche sui modelli invernali della casa di Asolo. Ottima la protezione dal terreno, ottenuta con un rockplate a tre quarti di lunghezza che agisce in sinergia con la suola (ed è ben visibile: vi stupirete della sua resistenza all’usura!) e l’intersuola.



Intersuola
Non parliamo certo di un modello iper ammortizzato, ma la Atom S EVO OD è una scarpa con cui si corre dappertutto senza troppi problemi. Certo, sul terreno duro e compatto risulta più secca di quanto non accada sul sentiero innevato, che fornisce una buona dose di ammortizzazione naturale ai nostri appoggi, ma mi è capitato di utilizzarla in diverse occasioni durante le grandi piovute di quest’inverno qui a Torino e mi ci sono trovato benissimo. È sicuramente una scarpa più sbilanciata sulla performance che sul comfort puro, ed è nell’ammortizzazione che questa propensione “race” emerge maggiormente. Infatti, non riesco a pensare ad una scarpa più adatta ad una corsa sulla neve, ad un “trail blanc” come li chiamiamo qui al nord-ovest: veloce, estremamente reattiva, confortevole quanto basta ma scattante quando serve soprattutto sulla neve battuta.



Tomaia
Uno degli elementi di maggiore interesse di questa scarpa è sicuramente la costruzione della tomaia, assolutamente innovativa per una scarpa da trail. Mutuando un’idea applicata sugli scarponi da alpinismo di fascia alta, SCARPA ha infatti spostato la ghetta integrata dall’esterno all’interno della scarpa, alzando di fatto il collarino impermeabile in OutDry fino a coprire parte del polpaccio. Cosa cambia? Beh, tutto! La scarpa, non avendo un overlay aggiuntivo che copre il piede, risulta nettamente più traspirante e piacevole da vestire di un modello tradizionale con ghetta esterna. È notevolmente più pratica da maneggiare durante una gara o un allenamento lungo, perché i lacci sono sempre a portata di mano pur avendo la loro “lace pocket” per riporli durante la corsa. Indossandola, la sensazione ricorda quella di uno stivaletto morbido, che si adatta immediatamente al piede avvolgendolo e assecondandolo in ogni movimento. La talloniera, infatti, è precisa senza mai risultare eccessiva. A queste caratteristiche, aggiungiamo anche dei begli inserti di protezione dagli urti sulle dita e in generale una struttura solida e contenitiva di tutta la tomaia nel suo insieme, senza rinunciare alla doti di impermeabilità e ottimizzazione del calore della membrana OutDry. Insomma, gli ingredienti per una scarpa di successo c’erano tutti e in SCARPA hanno saputo combinarli al meglio.
  
Tirando le somme
Ho amato moltissimo la prima Atom S, ci ho corso una magnifica gara in condizioni polari sulle montagne di Montgenevre ad inizio 2017 e mi ero convinto di aver trovato la scarpa definitiva per le corse sulla neve, soprattutto per quelle in cui spingere un po’ più del solito sull’acceleratore. Con questa seconda versione, sulla quale la sigla “EVO” calza davvero a pennello, SCARPA si è davvero superata smussando quel paio di angoli che nella Atom S avevo considerato difetti di gioventù. Innanzitutto la suola, ora davvero perfetta sia per la neve sia per un utilizzo più tradizionale, e poi l’allacciatura, non troppo precisa sul primo modello e decisamente più stabile e contenitiva in questa nuova versione. Questa nuova Atom S EVO da subito una sensazione di maggior solidità e protezione rispetto al modello della stagione passata, pur rimanendo leggerissima (appena 360 grammi, davvero un peso piuma per un modello così protettivo) e con un drop molto agile di soli 4 millimetri. L’unico terreno su cui non si trova proprio a suo agio è quello di bassa quota, il “door to trail” con tanto asfalto, contesto davvero molto lontano dai sentieri innevati di montagna per i quali è stata concepita. Un difetto di questa Atom S EVO OD? Il prezzo di 279€ non è proprio accessibilissimo, nonostante si tratti di una scarpa estremamente valida sotto ogni punto di vista. 





venerdì 19 gennaio 2018

VETRINA WINTER 2017/2018


Non c’è dubbio, ormai il winter running è un’attività sempre più diffusa, che comprende sì la corsa sulla neve, ma che più in generale abbraccia tutte quelle declinazioni della corsa invernale tanto cara a noi appassionati di montagna che proprio non vogliamo saperne di lasciare le scarpe da trail sullo scaffale fino a primavera.
Per alcuni di noi, l’off-season è il periodo ideale per prendersi una sacrosanta pausa dal trail running, dedicandosi allo scialpinismo, alle ciaspole o più semplicemente concentrandosi un po’ sulla corsa su strada. Se invece le montagne innevate vi chiamano e volete farvi trovare pronti, siete capitati nel posto giusto: di seguito troverete una selezione di alcuni dei materiali più interessanti di questa stagione autunno-inverno 2017, dall’abbigliamento, ormai sempre più specialistico, fino agli importantissimi accessori.

Apparel

Che si tratti di pantaloni lunghi caldi quanto basta, ma anche traspiranti e confortevoli, piuttosto che delle sottovalutate soft-shell, strumento utilissimo per correre in inverno, basta farsi un giro sui siti web delle principali aziende del mercato outdoor per rendersi conto che l’abbigliamento dedicato al trail running invernale è ormai una categoria a se stante, con le sue caratteristiche e le sue peculiarità. Pescando qualche idea dallo sci nordico e poggiando le proprie fondamenta sull’escursionismo e l’alpinismo, entrambe attività praticate da sempre anche nella stagione invernale, oggi è possibile trovare soluzioni confortevoli, ingegnose, talvolta addirittura sorprendenti per le nostre lunghe uscite sulla neve.
Ne sono un esempio i pantaloni e la giacca Wind Shield Hybrid di Patagonia, entrambi realizzati in tessuto soft-shell elasticizzato, che alternano aree realizzate in nylon ripstop con trattamento DWR a sezioni con pannelli in mesh traspirante, ad esempio sulla schiena e sotto le braccia nel caso della giacca, per aumentare notevolmente la traspirazione.





Quando il freddo aumenta, un’ottima soluzione è il Crosstrek Fleece Hybrid Hoody, un midlayer molto protettivo realizzato in Polartec Powerstretch con un interessante inserto imbottito frontale, a proteggere tutta l’area del busto dal gelo più intenso. Sulla pelle, un intimo Capilene è sempre un’ottima scelta per rimanere caldi e asciutti. Realizzato nei diversi pesi LightweightMidweightThermal, il baselayer per eccellenza di casa Patagonia si presta a qualunque attività sportiva, anche alla più intensa.



In casa La Sportiva, il baselayer Troposphere vi terrà caldi e avvolti, grazie alla sua elasticità, trasportando verso l’esterno l’umidità corporea generata dalla sudorazione e diminuendo quindi notevolmente la dispersione di calore. Ottimo in combinazione con il midlayer Vertex Long Sleeve, di cui vi abbiamo parlato sul numero di novembre nel nostro articolo “Fast & light”.


Altro modello interessante e particolarmente innovativo è il nuovo midlayer Evolutiv Trail di Kalenji: bavero con doppia zip, ripiegabile sul petto per aumentare la traspirabilità, imbottitura sintetica leggera e maniche ripiegabili con zip, il tutto unito a un bel set di tasche capienti posizionate sul retro. Struttura innovativa e ben congegnata, siamo curiosi di metterlo alla prova. Altro ottimo risultato di casa Kalenji sono i Collant Trail: quando l’anno scorso la linea da corsa distribuita da Decathlon introdusse il suo nuovo sistema di tasche in vita per il trasporto di soft-flask, smartphone e alimenti vari fu davvero una bella notizia per i runner, per due ragioni: innanzitutto perché il sistema funziona e anche alla grande (ed è presente su ogni tipo di pantalone, dallo short estivo al pantalone lungo invernale), e poi perché il rapporto qualità/prezzo è come sempre estremamente interessante rispetto a molti brand più blasonati. Anche in questo caso, prodotti di buona qualità e con una vestibilità particolarmente curata a prezzi veramente accessibili.


Se poi a voi il freddo piace proprio e vi va di alzare un po’ l’asticella con qualcosa di più di una semplice corsetta sulla collina dietro casa, eccovi una novità davvero interessante: la Patagonia Nano-Air® Light Hybrid Jacket, un concentrato d’innovazione e tecnologia. L’imbottitura sintetica, calda e leggera della linea Nano Air combinata con una serie di inserti traspiranti, per migliorare la gestione della temperatura durante le attività aerobiche più intense, vi stupirà per la sua efficacia. Perfetta per qualunque attività in montagna, patisce giusto un po’ gli sfregamenti contro le rocce appuntite.


Per le giornate più gelide, magari passate sulle ciaspole o sugli sci, la ED Protection Jacket di CAMP è un riferimento assoluto: leggero, comprimibile, caldo e con un taglio particolarmente sportivo, è un piumino ideale da mettere nello zaino per le nostre escursioni invernali. Nello stesso segmento, molto valida anche la Nivix Jacket 2.0, che può contare su un fill power ancora superiore e, soprattutto, sul tessuto Nivix Evo realizzato in nylon ripstop, semplicemente indistruttibile.


Accessori
Quando il freddo si fa intenso, accessori come guanti, berretti e fasce assumono un’importanza fondamentale. Come ogni anno, Buffci stupisce con effetti speciali sfoderando una collezione invernale realizzata in collaborazione con Primaloft, la linea Thermonet: un calore mai visto prima con uno spessore e un peso paragonabile alla microfibra estiva, ovviamente con una grande attenzione sia per la qualità dei materiali sia per il look dei prodotti, davvero accattivante.



Per quanto riguarda i guanti, invece, davvero superbi i La Sportiva Skimo Gloves, così come i CAMP Geko Hot e i G-Comp Warm: entrambi di derivazione scialpinistica e con pesi differenti, sufficientemente caldi da poter essere usati anche durante un’uscita in montagna con temperature ben al di sotto dello zero. Confortevoli e dotati di inserti per aumentare il grip sui bastoncini su dita e palmo, il G-Comp Warm di CAMP permette di utilizzare la copertura imbottita solo quando necessario, riponendola nell’apposito taschino quando non serve.



Uno sguardo anche sul fronte zaini e marsupi: molto interessanti la borraccia a mano di Nathan SpeedDraw Plus Insulated, isolata termicamente e dunque adatta per i lunghi allenamenti sulla neve, l’impugnatura è molto simile a quella della Speedmax Plus portata alla ribalta da Jim Walmsley e non c’è che dire, funziona bene! Sempre di casa Nathan, il VaporAir è uno zaino ideale per allenamenti lunghi e per gli ultra-trail estivi per chi ama utilizzare il camelbag (incluso, da 2 litri). La sua capienza si adatta molto bene alla corsa in inverno, quando le ore in giro per sentieri sono di meno, ma il materiale da trasportare è molto più voluminoso rispetto a quello estivo. Pratiche e facilmente accessibili, le tasche frontali e laterali si prestano meglio al trasporto di materiale vario piuttosto che all’utilizzo di borracce frontali. Estremamente capienti i due vani posteriori, con l’aggiunta di un cordino elasticizzato per il trasporto di ulteriore materiale fissato direttamente fuori dallo zaino.


Per le uscite più brevi, invece, davvero molto interessante il marsupio dedicato allo sci nordico S/Race Insulated Belt: direttamente dalla linea racing di Salomon per lo sci di fondo, questo marsupio offre una stabilità eccellente e ben tre litri di capienza, il tutto con la possibilità di utilizzare direttamente un camelbag con tubo ricoperto in materiale isolante che impedisce all’acqua di congelarsi fino a -20°. Molto pratico anche se utilizzato con una semplice softflask da 500 ml in una delle due tasche interne, permette di trasportare cibo e guscio, il tutto rimanendo perfettamente stabile anche durante la corsa in piano grazie a un fit impeccabile e a una fascia ventrale molto confortevole. Da provare!



In fine, un’idea per un regalo diverso dal solito che, credetemi, farà felice il fortunato destinatario della vostra generosità: Patagonia Black Hole Mini Messenger, una borsa tuttofare adatta alla vita di tutti i giorni così come ai vostri viaggi in giro per il mondo, indistruttibile e semplicemente bellissima. In grado di trasportare un laptop di 15 pollici e un iPad nelle tasche dedicate, grazie alla sua tracolla larga e morbida è confortevole anche a pieno carico e può essere utilizzata anche in bicicletta in tutta comodità. Derivata dalla collezione di borsoni da viaggio Black Hole, ne ricalca in tutto e per tutto le caratteristiche fondamentali: solidità, sostenibilità e praticità d’uso. Ormai è diventata la mia fidata compagna di viaggio quotidiana.






lunedì 20 novembre 2017

VETRINA SCARPE PER IL WINTER RUNNING


Non c’è dubbio, il winter running è un’attività sempre più diffusa, che comprende sì la corsa sulla neve ma che più in generale abbraccia tutte quelle declinazioni della corsa invernale tanto cara a noi appassionati di montagna che proprio non vogliamo saperne di lasciare le scarpe da trail sullo scaffale fino a primavera.
Per alcuni di noi, l’off-season è il periodo ideale per predersi una sacrosanta pausa dal trail running, dedicandosi allo scialpinismo, alle ciaspole o più semplicemente concentrandosi un po’ sulla corsa su strada. Se invece le montagne innevate vi chiamano e volete farvi trovare pronti, date un’occhiata ai modelli più interessanti attualmente sul mercato per la corsa sulla neve e sul ghiaccio, e se vi fa piacere venite a trovarci sul forum di Spirito Trail per chiacchierarne insieme.

 
  
Scarpa Atom S EVO OD (340 g)
Quando si mischiano le carte e ci si muove al di fuori di quei confini concettuali che sovente riteniamo inamovibili, succedono cose bellissime. Ed è esattamente ciò che è accaduto quando Scarpa ha presentato la prima versione della Atom S: una scarpa per correre sulla neve, impermeabile, leggera e completamente votata alla performance, con la grande idea, presa in prestito dai modelli da alpinismo di altissima fascia del calzaturificio di Asolo, di spostare la ghetta impermeabile all’interno della scarpa invece che all’esterno, come consuetudine. Il risultato è una scarpa agile, reattiva, veloce, completamente impermeabile grazie alla membrana Outdry e con un’ottima gestione sia della temperatura, sia della traspirazione. In questa nuova versione, pur mantenendo il nome della gloriosa Atom, l’impianto di base ricorda molto da vicino la Spin, sia per quanto riguarda tomaia ed intersuola, sia soprattutto per ciò che concerne la suola, molto più aggressiva rispetto alla versione dell’anno scorso.





Peregrine 7 ICE+ (272 grammi)
Due parole, su tutte: Arctic Grip. Vi dice nulla? La suola con cui Vibram intende rivoluzionare completamente il mondo delle attività outdoor su neve e ghiaccio vi lascerà senza parole, esattamente come successe al sottoscritto quando la provai durante la fiera invernale di ISPO due anni fa. Stabilità e presa assoluta persino su un blocco di ghiaccio vivo, ottenuta con un lavoro di ricerca e sviluppo durato anni, vi garantiranno tutta la trazione che vi serve per i vostri allenamenti invernali.  Il tutto, realizzato integrando gli inserti Arctic Grip su una chassis di suola POWERTRAC classica, targata Saucony, estremamente durevole e con una buona resa generale. Tomaia impermeabile Rundry, ammortizzazione essenziale ed inserto EVERRUN sul tallone per migliorare gli atterraggi. Una scarpa che promette faville su percorsi filanti, ma soprattutto ghiacciati!






La Sportiva Tempesta GTX (340 g – 169€) e Uragano GTX (350 g – 189€)
Due nuovi modelli dedicati alla neve per la casa di Ziano di Fiemme, due scarpe strutturate e progettate sull’impianto della Mutant per quanto riguarda la suola e l’intersuola. Membrana Goretex per mantenere i piedi all’asciutto, una suola con mescola Frixion Blu (alta resistenza e performances ottimali su fondi morbidi) e un’allacciatura raffinata per la nuova arrivata in casa La Sportiva. La Uragano presenta una mini-ghetta integrata che sale fino all’altezza della caviglia, per evitare alla neve di entrare, mentre per la Tempesta la membrana protettiva lascia libera la caviglia, limitandosi a proteggere solo il collo del piede. Per entrambe, un drop di 10 mm e un peso che si aggira intorno ai 350 grammi, con l’interessante possibilità di aggiungere gli spike da ghiaccio di La Sportiva, avvitandoli direttamente sui tasselli della suola.



  

Salomon Snowcross 2 CSWP (362 g  - 200€)
Un modello molto interessante, questa nuova Snowcross di Salomon, dedicata in particolare agli amanti delle Speedcross (della quale mantiene la pianta e la struttura generale anche a livello di calzata) che cerchino una scarpa adatta alla corsa sulla neve o comunque in condizioni invernali. La ghetta integrata è di ispirazione classica, fasciante e ben chiusa da una zip a tutta lunghezza, che lavorando insieme alla membrana ClimaSalomon mantiene il piede sempre caldo e asciutto. La protezione è ottimale, non mancano gli inserti in plastica rigida per proteggere il piede dagli urti. In questa seconda versione, la Snowcross perde gli spike integrati nei tasselli della suola Premium Wet Traction Contagrip, che ora ricorda in tutto e per tutto una Speedcross: meno presa sulla neve ghiacciata, dunque, ma molta più versatilità per tutte quelle situazioni in cui gli spike sarebbero più un limite che altro.



Fonte: Spiritotrail